Archive for the ‘Varie’ Category
La stessa scintilla: 1789 -2011
di EMANUELA SICA _ _ _ È l’alba di una mattina come tante, il sole rischiara Parigi con un’intensità quasi scenografica. Le guglie della cattedrale di Notre Dame si stagliano, più imponenti che mai, nell’azzurro di un cielo sospettoso, quasi in attesa. Voci ed urla concitate si sentono echeggiare nei vicoli, in un crescendo esasperato, in un tentativo esasperato di soverchiare, con il suono delle parole, il silenzio assordante che viene da Versailles. È il 14 luglio 1789, il popolo francese è saturo di ingiustizie. L’arroganza di un potere senza regole, la canizie di libertà, la sclerosi irreversibile di un sistema politico corrotto, i fasti esasperati e sregolati della monarchia ed una povertà assoluta e dilagante, creano l’esplosivo che deflagrerà, ben presto, non solo Parigi ma tutta l’Europa. La miccia si accende con la presa dell’Hôtel des Invalides. Qui i rivoluzionari si impossessarono di fucili e qualche cannone ma non trovarono polvere da sparo. Per impadronirsene decisero di assalire la prigione-fortezza della Bastiglia, uno dei simboli più imponenti del potere monarchico.
Look for the door…
For an American woman who first discovered her roots here eleven years ago, who has returned consistently ever since and has now chosen to live in one of these ‘piccoli paesi’ in Alta Irpinia, life here has offered beautiful experiences beyond what I could have imagined. Lucciole and the poems of Pasolini are just the beginning. I step outside myself and the vanquished memories of a 1st generation upbringing each day as I step outside my door on via Fontana. The door of maternal origins. The door of an emigrated, lost, & now honored grandmother. From Brooklyn origins to Los Angeles retirement and back again my parents watch listen and follow from afar as I contribute to the memory of the ghosts of our ancestors. Their 1st generation indifferences and concerns of having lost one of their own to a far away and misunderstood land quietly put aside. Since arriving ‘to stay’ with pride and joy I continue to contribute to the village in large and small ways. It is now a personal quest for me to see that this place this landscape this as yet un-trampled gem of Campania not only survives but thrives … I remain at your service Alta Irpinia. You only need to ask …
If you would like to follow some of my adventures here below is a link to my personal website and blog chronicling my point of view with fotos and text http://lamericana.blogspot.com
IRISBUS, 40 anni di speranza e di lavoro _ di Paolo Saggese
1973 – 2011 Quarant’anni di speranza e di lavoro _ _ _ di Paolo Saggese
L’Irisbus di Flumeri ha quarant’anni, ma sembra in questi giorni dimostrarne molti di più. Rischia il “prepensionamento”, rischia la precarietà, la flessibilità, la chiusura.
Questi rischi allarmano e deprimono, perché dietro i numeri ci sono le storie di migliaia di persone, di famiglie di lavoratori, di bambini, di donne, di chi ha lavorato e chiede solo di poter lavorare. Questa storia ha avuto inizio quarant’anni fa, come ha raccontato in modo appassionato Cesare Ianniciello in un libro, di cui abbiamo già parlato su queste colonne, un interessante e sentito diario – inchiesta edito per i tipi della Sellino editore, con una prefazione limpida ed acuta di Generoso Picone: “Fiat Val d’Ufita, autobiografia di un quadro irpino” (Avellino, 2007).
Con estremo equilibrio, dunque, l’autore descrive la vita dello stabilimento Iveco di Val d’Ufita, e quindi la sua esistenza, di giovane avvocato, che entra in Fiat, e che, sin dall’inizio – settembre 1978 – fa propri gli interessi dell’azienda al punto da dedicarle la vita lavorativa, da responsabile del personale e dei rapporti sindacali, sino a quando, per vicende interne e per conflitti legati proprio a contrattazioni sindacali, viene emarginato e costretto al ritiro.
UN DESTINO ANTICO E BELLO CI CHIAMA
di ROSSANA CETTA _ Mi ritrovo con piacere in questa comunità/blog “piccolipaesi” che un po’ di tempo fa si definiva provvisoria e che ora pare invece definita intorno ad un grandioso progetto comune: limitare il fenomeno dell’abbandono e della perdita dell’ identità culturale delle nostre comunità. È un progetto grandioso perché solletica l’orgoglio del luogo nelle anime sensibili e riaccende la speranza di favorire, finalmente, la progettazione comune tra amministratori locali, soggetti economici, associazioni di liberi cittadini in una prospettiva di politica partecipata.
Se ho ben capito, al capezzale dei piccoli paesi moribondi non rimaniamo che noi, i nostalgici del buon tempo antico, quelli che quando il gran sonno avvolse l’Italia del Sud e l’uomo del volgo ignorò ogni cosa affidandosi al politico più maneggione e l’intelligente distorse la storia gettando nel sepolcreto finanche la coscienza di sé (di qui la vergogna e il disprezzo per la propria terra), hanno continuato a sognare, malgrado tutto, anche quando tutt’intorno si faceva impunemente scempio della cultura locale.
Il CANE Ferroviere e l’ultimo sacrificio in nome dell’AMICIZIA
di GIOVANNI VENTRE _ Questa storia realmente accaduta a Rocchetta Sant’Antonio, terminale della ferrovia Avellino Rocchetta in terra di Puglia. Nei giorni scorsi sui binari si è consumata una tragedia che mi ha commosso e allo stesso tempo scosso. I ferrovieri avevano “adottato” un bellissimo cane, il quale, sembrava aver imparato gli orari di arrivo e partenza dei treni , oltre al capo stazione era sempre lì ad accogliere convogli e passeggeri. Negli ultimi tempi a questo splendido animale si era unito un dalmata, i due erano diventati inseparabili, erano due ora gli animali ferrovieri alla stazione di Rocchetta. L’altro giorno, il dalmata è rimasto incastrato con la zampa in uno scambio e l’amico cane ha cercato di aiutarlo ad allontanarsi dai binari. Il treno Proveniente da potenza avanzava lento ed inesorable, il macchinista accortosi che nonsarebbe riuscito a fermare la macchina ha iniziato a suonare a tutto spiano, non sapendo che l’animale era bloccato e non poteva allontanarsi dal suo destino. Ebbene, il cane ferroviere è rimasto accanto all’ amico, nonostante avesse la possibilità di allontanarsi e purtroppo il treno li ha travolti insieme. Che dire, un vero amico fino all’ultimo.




