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Archive for the ‘Varie’ Category

Recupera / Riabita _ il Ciclonauta

20140622_104109Claudio Ferraro
IL CICLONAUTA
claudioferraro17

Cicloescursione del 21 e 22 giugno 2014-Cairano 7x-Recupera/Riabilita. Non parlerò dell’edificio più bello, il più importante, quello conservato con più cura o con il maggior valore archeologico. Penso solo al paesaggio che per due giorni mi ha conquistato. Cicloturismo per celebrare il paesaggio sempre con debito di riconoscenza ai manutentori, i contadini, che con la loro maestria e saggezza ci mostrano l’ identità che caratterizza l’ Irpinia: edifici isolati di piccole dimensioni, le siepi, le cappelle, le fontane, le torri, i castelli, i borghi e le chiese rupestri tutti costruiti in pietra. Attraversare il territorio per l’osservazione utilizzando la bicicletta quale mezzo di locomozione, ecologico e salutare. Osservare, guardare con occhio più attento, sia i panorami, sia i micro ambienti. Questo territorio dell’Irpinia fa parte del Parco regionale dei Monti Picentini e del Parco letterario Francesco De Sanctis: in esso si materializzano tutte quelle qualità tipiche dell’entroterra. Distesi territori dove domina un paesaggio di dolci crinali, coltivati a cereali, pettinati dal vento e, dove, nelle verdi colline pascolano mucche podoliche che annunciano la loro presenza con il suono dei loro campanacci. Diverso l’ambiente nei pressi del lago di Conza caratterizzato da flora e fauna tipica delle zone umide. Bello il contrasto che creano il colore dell’acqua ed il verde brillante della macchia con le colline che lo circondano. Come tutte le terre di mezzo, la direttrice Ovest Est è un museo ricco di testimonianze architettoniche di epoche diverse e bellezze Leggi il seguito di questo post »

Written by A_ve

29 giugno 2014 at 19:06

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ancora cairano _ ancora alamaro

Contro l’architettura cinica e arrogante” … piccoli borghi e grande qualità …

Pubblicato il 25 giugno 2014di Giorgio Muratore
piccoli-paesi-logo-29-kb2angelo verderosa | piccoli paesi

Da Eduardo Alamaro: …

“Sergio 43, anche tu domenica alla processione del Corpus Domini, anche tu condividi e pratichi l’ornato dei poveri piccoli paesi di lusso dell’Osso.
Devi allora fare un salto a Cairano, è un posto veramente mozzafiato; una vista sulla valle dall’Ofanto dalla rupe che vale il viaggio.
Qui son rimasti in trecento. Gli altri “giovani e forti”, gli altri cinquemila paesani degli anni cinquanta ora sono tutti morti. Pace, amen, ameno. Almeno così pare.
L’appennino è una risorsa interna, una via di salvezza. Abbandoneremo la polpa costiera infetta, come Mosè saliremo sui monti, la storia è sorprendente. Andremo così nell’altissima Irpinia. Passeremo dal frastuono del gol in tv al silenzio del Goleto di San Guglielmo da Vercelli.
Io qui ci arrivai un giorno per caso e non per casa. Per parlare a un convegno di restauro sui PP, Piccoli Paesi, nel 2007. Tutto iniziò da qui, da questo articolo che ho trovato ora per caso in rete. L’accludo e chiudo. Leggilo facoltativamente con facoltà. Mi pare ancora odierno: le cose del restauro dei borghi stanno più o meno così come allora scritto.”

Saluti, Eldorado

7. 5. 2007 EDUARDO ALAMARO in Asmenet.it
Il restauro dei borghi irpini, il dibattito: per un’architettura di qualità

Nei convegni scientifici, nei dibattiti culturali, specie se specifici e tecnici, specie se svolti in sedi istituzionali e in zone “interne”, ci sono dei sicuri indicatori di gradimento del pubblico: se nessuno si è alzato dalle sedie, se nessuno se n’è andato, se alle nove della sera quel convegno annovera lo stesso pubblico iniziale delle sei del pomeriggio, significa che quella iniziativa ha fatto centro, che è stata utile, che ha colto nel segno, che ha fatto cultura; che ha allargato il perimetro della partecipazione pubblica, dato degli strumenti ai nativi, ai cittadini del luogo oggetto del discutere scientifico e tecnico.
E’ quanto accaduto venerdì al convegno d’architettura “Borghi, castelli e abbazie: esperienze di restauro in Irpinia”, tenutosi nella sala del consiglio municipale di Castelfranci; incontro di lavoro attivato dal Centro Studio Libero Pensiero “Giordano Bruno”, animato dal pittore Felice Storti, una garanzia, un pensiero antagonista, attento alle realtà locali e globali, glocal; alle arti intese nel loro complesso e quindi includenti l’Architettura, Madre (e talvolta matrigna, il Padre spesso e ignoto), delle Arti.
Il successo della manifestazione è da ricercarsi innanzi tutto nei contenuti e nel tono pacato, ed al contempo implacabile, fino alla lucida denuncia, della relazione e video-proiezione del giovane architetto Angelo Verderosa. Egli ha relazionato sulle esperienze di restauro architettonico che ha effettuato, quale libero professionista (in comunione con un articolato gruppo di lavoro), sul sistema dei borghi medievali irpini della Terminio Cervialto: il magnifico quadrilatero Castelvetere, Quaglietta, Volturara, Taurasi (castello incluso); nonché della famosa abbazia del Goleto e il museo diocesano di Nusco.
Una occasione professionale tramutata beneficamente in una proposta culturale profonda; in una esemplare offerta di metodo e di approccio non fumoso al territorio sociale irpino, incluse le antiche architetture da “curare”, da restaurare, oggetto dell’incontro. L’approccio dell’architetto Verderosa al restauro è stato infatti soft, rispettoso ma non ossequiente, umile ma al contempo ambizioso; ha dimostrato in concreto che si può fare coesione e “lavoro sociale” partendo dallo specifico professionale; è riuscito a creato un “bel clima in cantiere”, come ha detto; ha colto un’occasione professionale per sperimentare un modo di stare insieme, di ricostruire in loco una speranza d’architettura, salvaguardando i legittimi interessi di tutti: pubblici organismi di tutela e controllo, imprenditoria, altri soggetti istituzionali coinvolti; sperimentando al contempo, e ciò è quello che più interessa lo specifico architettonico, tecniche di lavoro inclusive del passato, integrate al luogo, economiche ed efficaci. Far bene con poco, il minimo è il massimo, quasi un miracolo! «Recuperando l’antica pietra del monumento, ho recuperato la nostra storia – ha detto – ho formato i nuovi maestri d’arte del luogo»; quelli di cui una volta l’Irpinia andava fiera (si pensi agli scalpellini e ai maestri della pietra di Nusco): sono le nuove maestranze irpine formate in cantiere, direttamente, a costo zero.
Quello esposto da Verderosa è quindi un progetto architettonico e di restauro sociale che ha una qualità artigianale intrinseca; artigianato di tipo nuovo, inteso cioè non come fatto residuale e nostalgico di tecniche e modi del passato costruttivo, ma come recupero artigianale dell’uomo stesso, in una prospettiva contemporanea, oltre-moderna, straordinariamente attuale, utile e compatibili. Che vengano mille progetti esecutivi di questo tipo, di nuovo taglio artigianale, con dentro il piacere di fare, di costruire, ritrovato effettivamente in cantiere. Amare l’architettura, non terrorizzare la gente!
Architettura umile (e nobile) mestiere, si potrebbe dire; partire evangelicamente dalla pietra scartata ch’è diventata pietra d’angolo della costruzione (e ricostruzione) dell’Irpinia Verde/rosa, quella che ha avuto il coraggio e la semplicità di mettere i sentimenti dentro l’architettura; contro l’architettura cinica e arrogante, quella sperimentata nei bidoni dei “frammenti urbani”, arroganti utopie sopra la gente, modelli di comportamento lontani mille miglia dal vissuto quotidiano; cose marziane e cervellotiche calate di brutto (alla lettera) sul territorio, in sostanza mal digerite architetture che di organico hanno solo l’aspirazione ed il nome.
La Verderosa Irpinia ha invece capito un fatto di fondo: che il tenero sconfigge il duro; che se nei nostri tempi di terremoto sociale continuo la struttura segue l’onda del sisma sta in piedi, se cede ragionevolmente, paradossalmente resiste.
Tutto bene quindi? No, affatto!! Siamo alle solite: il progetto di restauro architettonico esposto nel convegno, è slegato parzialmente dalla destinazione d’uso, ed assolutamente da un progetto di gestione che sia interno ad un concreto sviluppo socio-economico del sistema “borghi d’Irpinia”. Insomma, ancora una volta ci sono i contenitori, mancano i contenuti, son corte, o tagliate, le gambe per camminare, questa la sintesi. Questo convegno è stato un grido di dolore, ma anche di speranza della ragione.
Si dovrebbe applicare alla gestione del “sistema Borghi”, la stessa strategia partecipativa sperimentata nel loro restauro, avere idee luminose per l’attrazione di capitali, onde evitare una nuova sconfitta dell’Irpinia e nuovo sperpero di danaro pubblico. Quando son scorse sullo schermo le immagini dei 22 – 23 minialloggi completamente attrezzate ma inutilizzati degli immobili, veniva voglia di dire: ma a che gioco giochiamo? Perché il valore culturale del monumento ben restaurato e (auspicabilmente) socializzato non è diventato (ancora) valore economico? Perché, a differenza dell’Umbria, regione molta nominata nel dibattito, l’Irpinia non decolla (ancora) nel turismo culturale e nell’architettura di qualità?”

Eduardo Alamaro

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26 giugno 2014 at 06:52

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Recupera / Riabita _ il contributo di Amedeo Trezza

foto 2Educazione alla felicità _ di Amedeo Trezza / Casale Il Sughero, Vibonati (Sa)

Non avendo potuto partecipare al bellissimo vostro incontro, spero di dare un mio piccolo contributo parlando apparentemente di “altro”, per mettere a fuoco però proprio i nostri temi. E così parto un po’ da lontano…

Nel suo intervento alla puntata del 25 Aprile 2013 di Servizio Pubblico Roberto Saviano fa una breve analisi di comunicazione politica – rivolta implicitamente alle forze di cambiamento che animano la scena sociale e politica recente in Italia – portando come esempio il percorso referendario cileno che nel 1988 decretò la fine del regime di Pinochet. Commentando alcuni passaggi del film cileno “NO” (di Pablo Larrain) che ripercorre quei momenti difficili del paese sudamericano, Saviano spiega e illustra la strategia di comunicazione politica dei dissidenti del regime autoritario cileno e ci fa capire quanto attuale e necessaria sia stata quella straordinaria esperienza politica e sociale.

Anziché continuare a insistere su argomentazioni e linguaggi ‘per via di negazione’ rispetto al regime da contrastare (denuncia delle violenze, questione dei desaparecidos, ecc.), ovvero seguendo una strategia linguistica e argomentativa del contrasto e dell’opposizione, si decide di adottare un’altra tecnica, propositiva, positiva, assertiva e quindi inevitabilmente spiazzante e per questo infine vincente.

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25 giugno 2014 at 10:58

Recupera / Riabita _ il diario giornalistico di EDUARDO ALAMARO

Piccoli paesi dell’ornato d’Italia … pubblicato il 24 6 2014 su ARCHIWATCH, il blog di Architettura italiana fondato da Giorgio Muratore

ippwdg_sanleoneDa Eduardo Alamaro : …

“Amici muratorini, mi punisco, vi punisco: c’è la partita Italia-Nonsoche; c’è il napolitano Immobile in campo, in Brasile, ma io me ne fotto. Sono in controtendenza, sto qui alla tastiera e vi scrivo. E vi ricordo che si dice che … che il concetto di centro storico, di borgo storico et similia, è evoluto a favore di quello di paesaggio storico vivente. Altro che partita di pallone alla TV!!
E vi dico che, gioite, gioite!!, domenica mattina a Cairano ho toccato con mano questo passaggio concettuale-pratico. Anzi, questo paesaggio storico vivente. Voi direte: ma Cairano addò stà?? 
Semplice: Cairano è un paese-presepio residuale dell’altissima Irpinia; un luogo abitato sin dalla preistoria, dal quale si ammira e sorveglia tutta la valle dell’Ofanto; una postazione ardita, suprema, (nel tempo antico) centrale per gli attraversamenti Nord-Sud (sotto ci passava l’Appia romana, andando verso la tellurica Conza e Calitri … verso la Puglia e Brindisi) e per gli attraversamenti Ovest- Est, (per la via etrusca che da Paestum, via Battipaglia, Salerno, Montella, Bisaccia portava fino a Siponto); domenica mattina, dicevo, ci siete ancora, amici muratorini?, ho toccato con mano e con occhio questo attraversamento pluri-millenario. Ma senza mio occhio fotografico per cui non posso inviarVi manco una foto d’accompagnamento alle mie parole. Che stanno tutte in me, nella mia capa fotografica. Peggio per voi!!

Posso però affermare e confermare che la cultura dell’ornato-morbido s’è rifugiata qui, in questi luoghi remoti, altissimi e preistorici. Tra candide e sensuali lenzuola ricamate e stese festose e fastose al sole; nei copriletto fabulosi e fabulanti lavorati all’unci-netto; nelle coperte trapuntate ‘e stelle e da antichi motivi decorativi. Un repertorio eccezionalmente ordinario, che si ripiega e si richiude dopo la festa, pronto per la prossima “spasa” sacra.

Si, perché tutto quel ben di Dio, manufatto dalle mani delle donne che furono, era stato esposto pèr onorare il passaggio della processione del Corpus Domini; del Corpo di Cristo nostro Signore et Padrone. Una processione bella, antica, semplice, elegantissima, cordiale. Con il bel pretino quasi orientale (questa è la Campania d’Oriente, che dà verso la Puglia, nda) che alzava sereno e sicuro il calice santo inquadrato ed evidenziato da una tendina gialla cubica e decorata, sorretta da quattro aste dei fedeli … fantastico, mille e un giorno a Cairano!!

Gli ornati al sole dialogavano perfettamente con le architetture degradanti delle case, tutte panoramiche, anzi direi meglio: panor-amiche. Cordiali, felici, poste e non oste come sono sulla crosta della montagna, con vista valle amica.

Ho gustato qui, in quegli attimi, in quei minuti, ore felicitanti ed emozionanti, l’antica cultura nostra dell’abitare. Con tutte le piante di fiori e gerani poste orinatamente in fila sulla strada, lungo le pareti della via, sui balconi fioriti. Una gioia, un lusso che è difficile immaginare in città; arredo urbano gratis, partecipativo, popolare, a costo zero per il Comune, …

E poi i segni residui della antica cultura del lavoro agricolo che s’è fatta, nel tempo ordinario secolare, netta architettura. Come, ad esempio, la struggente via del vino, con ordinate cantine alte come cattedrali, per metà scavate nel monte e per l’altra metà costruita e voltata a botte. Bne culturale normale. Con tante, tantissime cantine, tutte poste al Nord, una via d’ombra ad arte. Alcune ancora in piedi, in esercizio, altre, troppe, diroccate, esaurite, vedove di odori, sapori e umori di vino, di sangue. Chiuse per emigrazione, per esodo che, dagli anni ’50 del ‘900, dai tempi del carbone belga di De Gasperi, è stato massiccio, biblico.

Ragion per cui a Cairano son rimasti (molti) vecchi, donne e (pochi) bambini. Un paese che vive (o muore) di pensioni, di assistenza. Da rinsanguare, da rilanciare con energie nuove migranti, da attrarre. Creare le condizioni di attrazioni, e non è facile!!! Ma Cairano ha una fortuna, un santo protettore. Uno che ce l’ha fatta. Un uomo dell’emigrazione che da spalatore di merda d’elefanti del circo è diventato un grande coreografo che ha dato un contributo decisivo alla nascita e affermazione del Cirque du Soleil firmando molti dei suoi più grandi successi: Franco Dragone, cavaliere della Repubblica italiana. E il buon Dragone non ha dimenticato la sua Cairano d’Origine. E sogna forse di ritornare un giorno qui, di farci una scuola di teatro o chissà cosa Dio gli farà venire in mente. Architettura minore (ma non minorata) compresa. Così sia!!!

Intanto il bene-fattore nostro fa in modo che si possano svolgere attività social-culturali che i magri bilanci comunali non permetterebbero pienamente. Come gli incontri felicitanti della “Cairano7x”. L’edizione di quest’anno è stata particolarmente bella, cioè utile. Infatti ha preso alla lettera il dato fisico di stare in un borgo posto sull’Appennino, cioè sull’Osso. Niente polpa da rosicchiare per accademici interventi. Per cui niente inviti a docenti universitari della Federico a Secondo di Napoli. Niente Sapienza di Roma ufficiale. Solo interventi di operatori di base x altezza del luogo ridotti all’osso. A poche parole e pochi soldi. Ma con molte energie e forza: resistenza, resistenza!!! Parola d’ordine lanciata dal blog “Piccoli Paesi”: ognuno si racconti in breve, in 3 minuti. Lasciare tracce sintetiche. Filiera breve e virtuosa. WW la cultura della sintesi, del twitt, della rete comunitaria.

Ho partecipato quindi, attento, stupetiato et ammirato, tutto sabato 21 e mattina della domenica 22 a un incontro veramente felicitante, ce ne fossero tante – tanti. Pieni di Utopia, di sogni riservati, di esperimenti di lavoro occupante. Relazionante. Tanti fuochi dall’alta e altra Irpinia. Forse alcuni si riveleranno fuochi fatui, falsi allarmi; altri invece saranno resi-stenti e residenti alle piogge e al gelo. Sogni concreti “corpo a corpo”. Visioni e previsioni, assaggi di domani. Finestre di utopie. Per fare reddito stando qui. Per spazi di relazioni di qualità. Stop.

Anzi no. Quest’anno, per la prima volta, è stato anche assegnato, domenica pomeriggio, il PREMIO ‘RECUPERA/RIABITA’ ad un nuovo abitante dell’Appennino, di Cairano. Il premio avrà cadenza annuale e segnalerà colui, colei o coloro che “si sono impegnati a compiere azioni per la salvezza e la promozione delle aree interne; ad esempio recuperare un fabbricato, una casa abbandonata – in uno dei piccoli paesi dell’Appennino- per farne una nuova abitazione”. Sarà premiato chi avrà la visionarietà di invertire la tendenza dello spopolamento rurale creando visioni e nuova occupazione.

AAA amici dell’AAArchiwatch aaaccorrete, venite a rinsanguare l’osso, ci vuol polpa, ci vogliono idee e sogni. Buon investimento. Prezzi modici, al momento!! Cairano offre un pranzo di prova a tutti i muratorini. Menù d’incoraggiamento: tripoline con salsicce; parmigiana alla cairanese; frutta, vino e incontro d’architettura felicitante. Tante tante. Possibilità di pernottamento pro loco in albergo diffuso garantito doc. Per un incontro felicitante. Soddisfatti o rimborsati.

A presto, a Cairano,”

Eldorado

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ANCORA E SEMPRE …

“IL FUTURO E’ NEL TRATTURO” …

FORZA APPENNINI …

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25 giugno 2014 at 10:47

Recupera / Riabita _ post convegno di Nello Serra

cairano_rr.Immagine021Nello Serra, testo originario postato su FB 23 6 2014

Di rientro dal mio viaggio a Cairano, provincia di Avellino, Alta Irpinia, il tempo di fare una doccia, riposare un po’ per ritornare sul piano della realtà, dopo aver frequentato sognatori, innamorati dei loro “Piccoli Paesi” che vogliono essere recuperati e riabitati.
Recuperare-riabitare era questo il tema della due giorni cui ero invitato per parlare del mio sogno di dar vita a una comunità di accoglienza attiva, partecipativa, creativa, autofinanziata, autodiretta da volontari e dagli stessi utenti, attori protagonisti, e non ricettori passivi di servizi assistenziali.
Come dico spesso, non un progetto per l’assistenza ma per l’esistenza, un’esistenza spesso da ricostruire, dopo i danni e disastri che la vita ha prodotto; un progetto e anche un luogo in cui ogni elemento spazio temporale, fisico, emotivo, culturale sia aderente ai bisogni intimi e profondi di chi questi spazi li abita e li vive.
Confesso che ero andato per ricevere degli stimoli in tal senso e li ho avuti sentendo parlare di relazioni felicitanti e recependo messaggi su come meglio vivere i luoghi materiali e immateriali.
I luoghi dove eravamo sono quelli in cui ha deflragato, tanti anni fa il distruttivo terremoto che di ogni paese ne ha fatti due, uno abbandonato e l’altro, quello nuovo, senza storia e identità.
I cairanesi non si sono dati e non si danno per vinti. Uno di questi, Franco Dragone, è quello che ha organizzato la coreografia dei mondiali di calcio del Brasile, tanto per dare un’idea Leggi il seguito di questo post »

Written by A_ve

25 giugno 2014 at 09:17

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Recupera / Riabita _ Cairano 7x _ rassegna stampa _ Ottopagine 21 6

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23 giugno 2014 at 10:13

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Recupera / Riabita _ appello di Camillo De Lisio

foto 3

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Elisoccorso in Irpinia

Camillo De Lisio    mail: camillodelisio@libero.it

Sono Camillo De Lisio, ringrazio gli organizzatori che in un eccesso di entusiasmo mi definiscono ‘storico dell’arte e del paesaggio’, in realtà sono un medico,ora in pensione, che ha lavorato per circa 40 anni nell’area dell’emergenza e da questa esperienza traggo spunto per il mio contributo.

Parlerò dell’Elisoccorso in Irpinia, un servizio medico effettuato con l’ausilio dell’elicottero.

Il servizio è fornito gratuitamente dalla regione Campania che lo ha dato in appalto a privati sotto la direzione e la supervisione della Centrale Operativa del 118.

Lo scopo è quello di

– portare in tempi brevi ed in luoghi anche disagiati una equipe costituita da un medico ed un infermiere specialisti in emergenza medica, perfettamente attrezzati ed in grado di operare da soli o di affiancare ed integrare personale già presente sul posto.

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20 giugno 2014 at 10:29

Recupera / Riabita _ intervento di Paolo Saggese

Paolo Saggese

Centro di Documentazione sulla Poesia del Sud

 

Tre proposte per il futuro dell’Irpinia: salvaguardia dell’ambiente, agricoltura di pregio, cultura come motore di sviluppo

Qui di seguito affronto in modo sintetico tre proposte per il futuro dell’Irpinia.

La prima nasce dalla necessità di difendere il territorio dell’Alta Irpinia dal progetto di sfruttamento di giacimenti petroliferi, che metterebbero a dura prova la sopravvivenza di molti piccoli paesi dell’Appennino interno.

La seconda nasce dalla necessità di promuovere l’agricoltura e le produzioni di pregio per il futuro economico delle nostre colline.

La terza nasce dall’idea forte della letteratura come strumento di crescita economica e di sviluppo dell’Irpinia.

 

Il bianco della neve e il nero del petrolio

 

La poesia annuncia la primavera, almeno nelle intenzioni dell’UNESCO, che ha dichiarato, dal 1999, il primo giorno di primavera Giornata mondiale della poesia. E così, come negli ultimi anni, anche la cultura irpina partecipa a questa ricorrenza, raccogliendo voci differenti del nostro mondo culturale attorno ad un tema d’impegno civile. Nel corso del 2013 abbiamo ripreso un motivo meridiano, anche sollecitati da Alfonso Attilio Faia, medico, intellettuale e poeta impegnato attraverso la sua azione concreta per il progresso delle nostre comunità, e che si sta prodigando, con il comitato “No petrolio Alta Irpinia”, sul tema controverso delle trivellazioni in Irpinia e nel territorio di Nusco. La questione è stata oggetto di una manifestazione, cui hanno aderito molti scrittori, poeti e intellettuali irpini e non solo, che si è svolta a Nusco il 23 marzo 2013, e che è stato un momento di riflessione sulla salvaguardia di una natura ancora in parte Leggi il seguito di questo post »

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20 giugno 2014 at 10:25

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Recupera / Riabita _ intervento di Antonio Romano

Antonio Romano

consulente aziendale, blogger

http://antonioromano75.wordpress.com

AUTOPRESENTAZIONE

Sono Antonio Romano ho 39 anni e da 10 anni sono tornato ad Ariano Irpino per occuparmi di consulenza aziendale. Mi sono laureato in Economia dello Sviluppo presso l’Università Cattolica a Milano e, dopo diverse esperienze in giro per l’Europa e non solo, la vita mi ha costretto a tornare in Irpinia.

Sono 10 anni che provo ad annoiarmi con davvero scarsi risultati.

Ho vissuto sulla mia pelle l’idea che in un piccolo paese è possibile una grande vita. Il difficile è farlo capire alle persone che dicono o decidono di condividere con te un percorso esistenziale.

TESTIMONIANZA

L’idea parte da un’immagine del film Wall Street del 1987 di Oliver Stone. Sir Larry Wildman, un finanziere inglese in lotta con il protagonista Gordon Gekko, guida le sue operazioni speculative di Borsa dal suo yacht in mezzo al mare con un telefono satellitare ed un computer dell’anteguerra.

Con migliori tecnologie e senza avere lo yacht, dalle montagne irpine è possibile vivere una vita integrata con il tessuto economico nazionale senza necessariamente doversi muovere. E’ L’INTERNET delle montagne. La possibilità di connettersi con chiunque ( da un ex AD di Fiat a scendere giù) ad una sola condizione. AVERE QUALCOSA DA DIRE di sensato che possa catturare in 30 secondi l’attenzione e l’interesse da parte di chi in pochi minuti decide sull’allocazione di diversi milioni di euro o il lavoro di centinaia di persone. Questo è in sintesi la mia testimonianza professionale che, pur se collocata in un contesto territoriale diverso dal nostro grazie alle tecnologie, si alimenta dell’aria e delle persone dei nostri luoghi. IO VIVO IN IRPINIA FISICAMENTE MA E’ COME se vivessi altrove ogni istante.

PROPOSTA OPERATIVA:

Costruire connessioni e relazioni umane felicitanti ma soprattutto significative, in modo che possa esserci un reciproco arricchimento.  Bisogna imparare a stare insieme, a risolvere le conflittualità e ad agire come se si fosse un’unica famiglia piuttosto che un’unica comunità.

SLOGAN:

Non perdiamoci di vista, impariamo a lavorare insieme.

20140621 174721

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Written by A_ve

20 giugno 2014 at 10:22

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Recupera / Riabita _ intervento di Maria Elena De Gruttola

Maria Elena De Gruttola

per ARIANUOVA (Ariano Irpino)

Con il cuore

questa è stata la prima cosa che ho pensato quando sono entrata in contatto con le persone che non senza fatica rendono possibile tutto questo, loro lo stanno facendo con il cuore.

Ho sentito che mi arrivava un energia ed una forza che mai avrei immaginato e una determinazione senza pari a far rinascere, ripopolare e risvegliare le nostre terre, per troppo tempo abbandonate e degradate.

Solo il cuore mi ha riportata qui, nel mio paese, all’inizio non mi rendevo neanche conto del perché stessi facendo questa follia, lasciare Milano ed un lavoro sicuro per tornare giù senza nessuna prospettiva e nel periodo più difficile per le nostre zone, stavo cercando di rimettermi in contatto con il cuore, le mie radici e la mia gente che è ostile e prevenuta e non ti permette nessun errore, che giudica e critica ma che se presa per il verso giusto è entusiasta e piena di passione e di voglia di fare, che si è stancata di essere governata da gente distratta e disamorata; la nostra gente vuole il cuore.

Arianuova (che io rappresento) è un gruppo di persone con esperienze lavorative e di Leggi il seguito di questo post »

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20 giugno 2014 at 10:22

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Recupera / Riabita _ intervento di Plinio Vanni

Plinio Vanni – Architetto

Dottorando di ricerca in Architettura XXIX ciclo Università degli Studi di Napoli “Federico II”

plinio.vanni@libero.it

“Oggetti smarriti”

Sono Plinio Vanni, giovane architetto e dottorando di ricerca presso il dipartimento di

architettura dell’Università degli Studi di Napoli “Federico II”, ma sono fondamentalmente

e, prima di tutto, un Irpino. Un abitante di questa terra ricca di tanti piccoli paesi, molti dei

quali da recuperare, altri da riabitare, ma quasi tutti accomunati da quella che Franco

Arminio definirebbe la sindrome della bandiera bianca. Sono stato, fino a pochi mesi

addietro, uno di quei giovani che, come sostiene sempre il paesologo di Bisaccia, studiano

i problemi del loro paese e cercano di proporre soluzioni, essendo del posto ma venendo

da fuori: “chi risiede non riflette e chi riflette non risiede”.

La testimonianza che porto oggi a Cairano è legata ad un piccolo centro ad una settantina

di chilometri da qui: Altavilla Irpina. Non è certo un paese dell’alta Irpinia, non è battutto da

venti impetuosi, né tantomeno resta isolato per alcuni mesi all’anno a causa delle

abbondanti nevicate, ma nonostante ciò credo possa rientrare a pieno titolo nell’ambito

delle tematiche oggetto di questo incontro. L’aspetto che analizzerò è chiaramente

incentrato sulla questione del patrimonio architettonico, dell’identità del luogo; il tanto

inflazionato genius loci, riguardo al quale vari studiosi hanno speso parole ed articolato

teorie complesse. Non aggiungerò certo una teoria personale, ma porto pochi esempi

tanto concreti, quanto semplici che mettono in evidenza la situazione di grande criticità in

cui versa un piccolo centro come tanti.

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Written by A_ve

20 giugno 2014 at 10:21

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