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18 e 19 maggio 2013 : ritorna “il CAMMINO di GUGLIELMO”
18 e 19 maggio 2013 : IL CAMMINO di GUGLIELMO
‘MARISELLE TOUR’, col supporto del gruppo ‘PICCOLI PAESI’, organizza due giornate in Irpinia per riscoprire i luoghi cari al giovane pellegrino GUGLIELMO, oggi Patrono dell’Irpinia. Si visiteranno l’Abbazia di Montevergine, il Convento di S.Francesco a Folloni e l’Abbazia del Goleto.
Per il CAMMINO, l’appuntamento è alle ore 6,30 di DOMENICA 19 MAGGIO davanti al portale d’ingresso di San Francesco a Folloni a Montella. Dopo 16 km. a piedi, arriveremo alle ore 11 circa, all’Abbazia del Goleto per la Messa domenicale. La partecipazione al Cammino mattutino è gratuita. Su questo blog ci sarà la conferma qualche giorno prima.
Per ulteriori informazioni scrivere a mariselle@tiscali.it o telefonare al 338.3375388_
Di vento e di viaggi. Storie di migrazioni al GOLETO
Storia, ricordo e poesia: sarà tutto questo “Di vento e di viaggi. Storie di migrazioni” lo spettacolo scritto da Assuntina De Vito che sarà presentato domenica 9 settembre a partire dalle ore 20.00 presso l’Abbazia del Goleto di Sant’Angelo dei Lombardi. Il viaggio dei popoli, le migrazioni di ieri e di oggi, il coraggio e la libertà, attraverso la poesia, la letteratura, la canzone d’autore e il cinema saranno questi i temi dell’ evento organizzato da Officina Solidale Onlus che vedrà l’esibizione dell’attore e chansonnier irpino Paolo De Vito, affiancato dai musicisti Gianluca Marino (alla Leggi il seguito di questo post »
il cammino di guglielmo _ paesaggi mattutini _ pellegrini e viandanti
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- l’accellica e la valle del calore _ foto angelo verderosa
foto angelo verderosa / camillo de lisio
Come eterno pellegrino, percorro i sentieri della terra e della vita…Ma in verità cerco la strada che mi riconduca a “casa”
Come ho visto la terra d’Irpinia. di Luigi Pucciano
Come ho visto la terra d’Irpinia. di Luigi Pucciano * _ pubblicato sul MATTINO del 23 7 2012 _ continua la serie di riflessioni post Convegno RECUPERA / RIABITA tenuto nell’Abbazia del Goleto dal 22 al 24 giugno 2012
Torno in Irpinia dopo un anno di assenza. Sono approdato lo scorso anno per la prima volta sulle spalle di Cairano per godere dal vivo quello che avevo assaporato per mesi tramite il blog della Comunità Provvisoria, i racconti strazianti di Franco Arminio, le delicate visioni di Angelo Verderosa. Finalmente sedevo sulla rupe, ascoltavo il silenzio e masticavo lentamente, assaporando il paesaggio e il calore umano di gente semplice, mesta, profonda.
Sono rimasto folgorato da una bellezza tutt’altro che prorompente, mesta, orgogliosa nonostante fossi già abituato alla mia Calabria. Sono tornato più volte la scorsa estate, curioso di scoprire ulteriori sfumature, approfondire discorsi, scoprire altre luci, indagare altri luoghi di una terra semplice e generosa verso chi sa raccoglierne i frutti.
Questa volta è un viaggio fecondo, si va in Irpinia con il mio collega Daniel, che ho stremato con i miei racconti favolosi sull’Irpinia, e due grafici olandesi, Hans e Ingeborg che hanno raccolto l’ispirazione della rupe di Cairano per trasformarla in una serie di racconti e immagini da regalare al mondo in forma di libro digitale. Andiamo insieme per partecipare, ritrovare chi in Irpinia ci mette l’anima e per far muovere le balene di pietra che volano già alto, ricamando piroette su un orizzonte lontano.
“E’ complicato fare un acquario da una zuppa di pesce” riflessioni di un sindacalista al Goleto.
“E’ complicato fare un acquario da una zuppa di pesce” riflessioni di un sindacalista al Goleto.
La mattina di sabato 23 giugno, percorrendo la vecchia via Appia, curve dolci e controcurve sinuose, zigzagando in una campagna dagli intensi colori giallo-verdi, fresca del fieno appena raccolto, me ne andavo al Goleto ( da mezzo secolo ne ammiro anche le ombre delle pietre) per partecipare, come sindacalista della CGIL, al convegno ispirato dall’arch. Angelo Verderosa, ripensando ad un piccolo e stravagante libro: zoo o lettere non d’amore. Il grande formalista russo Victor Sklovskij racconta di un uomo che ama una donna, vuole scriverle lettere d’amore, ma la donna glielo vieta. Allora l’uomo disperato scrive “lettere non d’amore”. Senza accorgersene, però, come per magia, l’uomo trasforma ogni argomento, dal più semplice al più complicato, in lettere di un discorso amoroso. Istintivamente, accostavo questo libro (nei libri tutto è possibile) al luogo che stavo raggiungendo. Con la sensazione che la stessa cosa capita a chi frequenta quell’abbazia, un luogo irriducibile al turismo-culturale da cartolina. Un vecchio contadino mi raccontava che una volta la forza dei Ruderi era tale che ogni anno durante la notte di San Giovanni migliaia di lucciole (prima della loro scomparsa) convenivano da tutta la piana dell’Ofanto al Goleto per i loro comizi d’amore.Una interminabile ed estenuante “woodstock zoologica”. Ogni luogo carico di “storia fascinosa” – come lo è il Goleto – si offre sempre con semplicità: ogni incontro – casuale o intenzionale che sia – fra persone instaura nuove relazioni, suscita nuove emozioni, ispira nuove geografie. Devo riconoscere, nonostante un’ iniziale dose di scetticismo, che quella mattina la scontata e prevedibile routine di ogni convegno si è miracolosamente dissolta forse per merito dell’abile e fantasiosa regia artistica del “maestro di cerimonia” Dario Bavaro.
Come ho visto la terra d’IRPINIA _ di Luca Gibello
“Come ho visto la terra d’Irpinia” _ di Luca Gibello, caporedattore de “Il Giornale dell’Architettura”
_questo articolo è stato pubblicato in prima pagina dal MATTINO nell’edizione di mercoledì 4 luglio 2012
_IL MATTINO, download pdf GIBELLO x IL MATTINO 4 7 2012
Già da mesi avevo accettato con entusiasmo l’invito di Angelo Verderosa a intervenire come relatore in occasione del convegno all’Abbazia del Goleto. Molteplici ragioni mi spingevano a farlo: il tema dell’incontro (il recupero e la rivitalizzazione dei piccoli borghi appenninici), che trovo estremamente attuale e incrocia miei interessi di ricerca scientifica e mie sensibilità personali; la spiritualità e la potenza evocativa del luogo (il progetto di recupero dell’Abbazia, che avevo già avuto modo di visitare, era stato ampiamente pubblicato dal nostro mensile); l’idea di pernottarvi; una certa affinità elettiva con l’Alta Irpinia, con i suoi paesaggi e con l’umanità e ospitalità calorosa ma garbata dei suoi abitanti (che avevo incontrato nel novembre 2010 in occasione di un altro convegno a Sant’Andrea di Conza); non ultima, l’amicizia con Angelo, conosciuto “sul campo”, nel 2009, proprio nel da poco concluso cantiere del “suo” Goleto.
Poi, nelle scorse settimane, gli impegni di lavoro e privati a Torino si erano accavallati, al punto da indurmi a dare forfait. Mi sono trattenuto dal farlo solo per amicizia e correttezza professionale, ma confesso che sono salito sul Frecciarossa un po’ controvoglia. Né mi hanno messo di umore migliore il clima torrido e la bolgia dantesca, con tanto di umanità varia, esperiti all’esterno della stazione centrale di Napoli, dove attendevo l’auto di alcuni colleghi per un passaggio verso Sant’Angelo dei Lombardi.
Una proposta per i piccoli comuni _ di PAOLO SAGGESE
Dal Goleto un manifesto dei piccoli borghi _ di PAOLO SAGGESE
_questo articolo è stato pubblicato in prima pagina dal MATTINO nell’edizione di sabato 23 giugno 2012
Vi è una discussione fittissima, ormai da quasi trent’anni, sul destino dei piccoli comuni d’Irpinia, come era già avvenuto, nel 1968, dopo il terremoto del Belice. Allora, a causa del disastroso sisma del 23 novembre, si propose di accorpare, ad esempio, Lioni, Sant’Angelo, Torella dei Lombardi e farne un unico centro, con più servizi, con più prospettive – si pensava -, con più futuro.
Allora, si ipotizzò anche di dislocare in pianura alcuni centri arroccati sulle colline allora coperte di macerie, ed in alcuni casi sono nati nuovi centri abitati, anche a causa delle ungarettiane “frane ferme” (Conza della Campania, Bisaccia).
In quegli anni tra il 1981 e il 1985, la discussione fu esaltante e spesso vana. Il resto è ormai storia. Poi, superati problemi insediativi, si passò alla discussione del futuro industriale, con la realizzazione di un mirabile progresso fondato sulle “fabbriche in montagna”, sull’ipotesi di una nuova Svizzera, che avrebbe realizzato le “magnifiche sorti e progressive”. Anche in questo caso, sappiamo come sono andate le cose.
Ma c’erano ragioni più grandi, superiori alla nostra volontà, che decretavano altro destino per i piccoli paesi del Sud, come per tutti i piccoli centri dell’Italia interna.
Questa ragione è la “fuga” verso le città, verso il “progresso”, verso il “moderno” e il “futuro”, come la “fuga” verso il lavoro, la sopravvivenza o la ricchezza. Si fuggiva anche dalla miseria, e questa fuga oggi sta divenendo sempre più di attualità.



![locandina 2013[1]](https://piccolipaesi.com/wp-content/uploads/2013/05/locandina-20131.jpg?w=700&h=988)

















































