Archive for the ‘Architettura’ Category
MOSTRA FOTOGRAFICA a Gesualdo (Av)

MOSTRA FOTOGRAFICA
Castello di Gesualdo 22.11.2015 – 10.1.2016 10.30-13 16-18
RECUPERA / riabita
La mostra recensisce borghi, abbazie e castelli recuperati nell’ultimo decennio in Irpinia, oggi di uso pubblico. Si tratta di beni fortemente danneggiati dal terremoto del 1980 e restaurati in gran parte con risorse della comunità europea attraverso i Por Campania. Borghi medioevali e monumenti capaci di innescare processi virtuosi per le nostre piccole comunità; oltre il dono quotidiano della loro bellezza, queste opere ci portano benefici culturali, turistici ed economici.
Oltre 50 immagini di architetture, paesi e paesaggi con la documentazione di testimonianze di utilizzo civico.
15 esempi di buon recupero e di buon riuso. continua :
ma che c’azzecca Banderas ?
… Tutto nasce da alcune foto pubblicate da Angelo Verderosa con hashtag #monumentirurali sulla sua pagina Facebook, QUI _ Non si sa bene il perché arrivano centinaia di ‘MI PIACE’ e decine e decine di commenti… Lara Tomasetta per ‘Orticalab’ e poi Giancarlo Manzi per ‘il Quotidiano del Sud’ scrivono dell’accaduto in due diversi articoli. Ma che c’azzecca BANDERAS (quello del Mulino bianco) ? ? ? Iniziamo dall’articolo di Tomasetta :
L’Irpinia dei mulini e dei casali: non ditelo a Banderas, non ditelo a Barilla. _ C’era una volta un casale in pietra con una splendida torre colombaia che spiccava nel verde intenso della campagna: potrebbe essere l’inizio di una delle favole dei fratelli Grimm e invece è solo l’incipit di una storia ancora da scrivere…
C’era una volta un casale in pietra con una splendida torre colombaia che spiccava nel verde intenso della campagna: potrebbe essere l’inizio di una delle favole dei fratelli Grimm e invece è solo l’incipit di una storia ancora da scrivere.
Questa storia è ambientata, manco a dirlo, nelle campagne della nostra Irpinia. Quella abbagliata dal verde, quella sconosciuta e un po’ dimenticata.
RIAPRE IL CASTELLO DI VALVA (Sa), 35 anni dopo il sisma.
RIAPRE IL CASTELLO DI VALVA (Sa), dopo 35 anni.
Sono stati eseguiti i lavori di consolidamento dell’ala sud e ovest, ricostruita buona parte delle facciate sommitali con il sistema di archetti e merlature crollato col sisma del 1980; ricostruita l’intera copertura con struttura in lamellare e tegole laterizie; sostituiti tutti i solai in legno che erano crollati o marciti; consolidata la grande volta di mattoni in foglio soprastante le cucine. Sono stati messi in sicurezza i vari ambiti del Castello e reso accessibili 800 mq. di superfici interne a vari livelli.
Oggi 3 ottobre e domani (S.Francesco) l’apertura al pubblico con mostre, teatro, eno-gastronomia.
VALVA (Sa), Cenni storici, la Villa e il Castello.
VALVA (Sa), Cenni storici, la Villa e il Castello / Valva appartiene alla provincia di Salerno da cui dista 62 chilometri. Comune dell’alta Valle del Sele, conta 1.767 abitanti (Valvesi) e ha una superficie di 26,2 chilometri quadrati. Sorge a 510 metri sopra il livello del mare. Il municipio è sito in Corso Vittorio Veneto , tel. 0828 796001. web : http://www.comune.valva.sa.it/
CENNI STORICI su Valva e il complesso monumentale della Villa D’Ayala-Valva
La Villa dei Marchesi d’Ayala di Valva e l’annesso parco, sorgono nel Comune di Valva, in provincia di Salerno, su un terreno ad andamento degradante, alle pendici del Monte Marzano. In età romana, il territorio era attraversato da una strada di collegamento Compsa-Volcej, che metteva in comunicazione anche le aree adriatica e tirrenica. L’inesorabile caduta dell’Impero e la conseguente crisi politica ed economica, comportarono notevoli svantaggi per la popolazione locale, determinando un arretramento degli insediamenti alle falde della montagna: infatti, i numerosi ripari nelle grotte esercitavano una forte attrattiva. In epoca più tarda, a questi motivi si aggiunsero anche quelli religiosi; nel Medioevo, l’intera montagna si caratterizzò come area sacra, legata al culto dell’Arcangelo Michele. Nell’epoca normanna Valva è sede di un priorato della grande abbazia di San Benedetto di Salerno, sotto il titolo di San Bartolomeo. Valva inizia la sua storia sin dal fatidico anno Mille, quando divenne feudo di un signore di nome Gozzolino che, secondo l’uso normanno, traeva il suo predicato dal possedimento stesso. Fu forse proprio lui a far costruire la torre normanna che, pur danneggiata dal sisma del 1980, ancora si erge a guardia del parco. Accanto a essa, sul finire del XVIII secolo (fine del ‘700), un suo discendente, il marchese Giuseppe Maria Valva (morto nel 1831), volle erigere un edificio per villeggiare, che curiosamente riecheggiava, pur in proporzione ridotta, il rinascimentale castello vescovile del Buonconsiglio a Trento. Nominato da Ferdinando IV di Borbone sovrintendente di tutte le strade e i ponti del Regno di Napoli, dopo aver tracciato la rotabile che da Eboli conduce in Basilicata, Giuseppe Maria si dedicò totalmente alla risistemazione del feudo. Fra le diverse migliorie messe in atto, grande rilevanza assunse l’ideazione di un giardino che accresceva le attrattive della villeggiatura estiva, avvalendosi dell’opera dei migliori botanici, giardinieri e floricoltori del regno. Nascono, così, il bosco ceduo, i frutteti, i viali di platani, magnolie e cedri, i due parterres all’italiana, le peschiere, il laghetto e il teatrino di verzura ad anfiteatro capace di mille posti. Un giardino, quello di Valva che sembra compiacersi del proprio essere anacronistico, ignorando – tranne che per la folla di statue mitologiche che lo popola silenziosamente – il sogno neoclassico ingenerato dai primi scavi ercolanensi condotti dal principe d’ Elboeuf e teorizzato in quegli anni dal Winkelmann e dall’ Abate di Saint Non. Piuttosto che ai coevi esiti paesaggistici del jardin à l’anglaise e alla tersa maestosità d’impronta francesizzante della vanvitelliana reggia di Caserta, Valva, con il suo impianto formale, si propone di recuperare stilemi tratti dalla grande stagione italiana tra manierismo e barocco. Alla morte del marchese Giuseppe Maria Valva nel 1831, non avendo eredi diretti, la villa passò per via matrimoniale ai d’Ayala, strettamente legati al Sovrano Militare Ordine di Malta. Gli ultimi lavori ed interventi vennero realizzati pertanto dal marchese Francesco Saverio d’Ayala, fino alla sua morte avvenuta nel 1959; in mancanza di eredi diretti, il marchese volle donare la villa e tutte le proprietà all’Ordine cavalleresco di Malta cui apparteneva. L’intero complesso è frutto di una continua azione che la famiglia dei Marchesi Valva e d’Ayala è andata conducendo nei secoli, con continui rifacimenti, abbellimenti, arricchimenti. Di tale continua azione, che secondo alcune fonti fu particolarmente attiva dal XVIII secolo fino ai primi del XX secolo, deriva l’attuale immagine d’insieme del parco – villa – torre.
Il terremoto del 1980 cagionò notevoli danni all’intero centro storico di Valva e soprattutto al Castello e alle annesse pertinenze. Intorno al 1990, gran parte del centro storico è stato ricostruito attraverso un piano di recupero ideato dall’Arch. Francesco D’Ayala Valva. A causa della mancata attenzione legislativa nazionale e regionale, il Castello, a tutto il 2010, versava ancora in condizioni di degrado statico ed abbandono; una sola campagna di restauro era stata eseguita dalla Soprintendenza Bap di Salerno e Avellino, direttore dei lavori l’Arch. Villani, intorno al 2010 che ha portato al consolidamento della ‘torre normanna’ e al restauro del salone marchesale. A seguito della stipula di un protocollo d’intesa tra Ordine di Malta, Soprintendenza e Comune, Villa e Castello sono parzialmente fruibili dai visitatori. Comune e Soprintendenza, nel 2012 si sono attivati per l’ottenimento di un parziale finanziamento per la messa in sicurezza e il recupero dell’ala ovest del Castello, la parte prospiciente sulla piazza Castello. I lavori di consolidamento e restauro in corso sono diretti dall’Arch. Verderosa e saranno terminati entro il 2015.
IL PARCO
Il Parco della Villa, cui si accede da valle, in prossimità del centro del paese, si sviluppa per una misura compresa tra i 17 e i 18 ettari ed è interamente circondata da mura. Il suo disegno attuale è riconducibile ad una realizzazione del XVIII secolo e di quest’epoca presenta alcune caratteristiche tipiche. Il Parco si configura come un bosco ceduo misto, con una prevalenza di lecci, castagni ed aceri, di grande estensione e, come caratteristico dell’epoca, appunto, come bosco produttivo: esso è solcato da viali pressoché rettilinei ma che disegnano una scacchiera irregolare, dei quali alcuni ripercorrono i tracciati originali altri sono di epoca più recente. Il parco a funzione produttiva è poi caratterizzato da alcuni episodi verdi, laddove più forte emerge la traccia dell’intervento dell’uomo, che sono fondamentalmente i due giardini all’italiana, quello in prossimità dell’ingresso e quello di pertinenza del Castello, ed il Teatrino di Verzura. Tutto il parco risulta disseminato di arredi quali fontane, statue, piccole architetture; di estremo interesse è il sistema di caverne e canali, probabilmente risalente ad epoca romana e con funzioni di incanalatura delle acque, che attraversa il parco nella sua estensione. Per quanto attiene in particolare agli aspetti botanici, bisogna distinguere il grande parco da quelli che sono stati definiti episodi a carattere eccezionale. Il Parco, che occupa quasi la intera estensione della proprietà, può essere distinto, a sua volta, in zone a seconda dell’essenza prevalente. A questa caratterizzazione delle diverse zone del Parco si sovrappongono viali alberati, di volta in volta, con prevalenza di Platani, Aceri montani, Laurocerasi: sono inoltre osservabili esemplari isolati di essenze, inserite probabilmente nell’Ottocento e con finalità ornamentali, quali cedri, magnolie ed altri. Per quanto riguarda gli episodi eccezionali essi sono – come si accennava – fondamentalmente tre: i due giardini all’italiana ed il teatro di verzura. Il primo Giardino all’Italiana, di ridotte dimensioni, si trova a pochi passi dall’ingresso del Parco, nella zona a valle; il secondo Giardino all’italiana è quello tipicamente disegnato come una unità formale con la Villa, prospiciente il bel prospetto con il porticato a tre arcate; il terzo episodio è costituito dal Teatrino di Verzura, probabilmente di realizzazione Ottocentesca, realizzato con siepi di bosso ed arricchito da busti di figure umane. Al Parco si accede dalla piazza del Calvario, attraverso un ampio cancello di ferro, ricavato in una torre di stile normanno. Lungo il viale che dall’ingresso s’incontrano due grandi statue d’eroi: Meleagro ed Ercole. Di Villa d’Ayala colpiscono i giardini adornati di fiori per tutto l’anno e desta grande meraviglia un anfiteatro con tanto di spettatori marmorei. Al centro, in alto, è il palco d’onore ove siedono i personaggi di rilievo. Numerose e profonde sono le grotte di Villa d’Ayala, ornate di statue, come la Grotta dei Mostri, “abitata” da statue d’aspetto orribile. Davanti al porticato vi sono cinque sculture raffiguranti le arti: la Musica, la Danza, il Canto, la Pittura e la Scultura. Uno scenario da inconsueta bellezza ancestrale caratterizza Villa d’ Ayala. Avvolta in un magico silenzio, si presenta al visitatore come un ambiente quasi irreale, isolato dal mondo esterno. Il parco rappresenta con il suo patrimonio boschivo un autentico polmone verde.
IL CASTELLO
La Villa d’Ayala, detta Castello, ha uno sviluppo planimetrico di circa 600 metri quadrati coperti e si estende in senso nord-sud con sviluppo dalla poderosa ‘Torre’, denominata da alcune fonti Torre Normanna, con certezza la preesistenza più antica del complesso; la ‘Torre’ è alta circa 20 metri, ha copertura piana, dotata da merlature di tipo ghibellino. Una ‘bertesca’ sovrapposta al ‘portale lapideo’ segna l’ingresso dal centro storico; si accede così al cortile interno mentre un porticato, situato ad una quota sfalsata rispetto al ‘cortile’, segna sul lato est l’ingresso dal ‘parco’. Al piano terra, oltre la sala delle armi, va menzionata la bella cucina voltata. Il piano ammezzato vede una lunga serie di vani tra loro intercomunicanti adibiti, nel corso degli anni, a vari usi; da visitare la ‘Cappella’ ricavata nel piano ammezzato della ‘Torre normanna’, con belle volte arcuate. Al piano primo, detto nobiliare, un vasto salone affrescato e con un grande camino su colonnine in pietra, ci introduce all’appartamento marchesale; complesso architettonico di notevole interesse, in origine ricco di dipinti, statue, arredi lignei, libri (attualmente depositati presso gli archivi della Soprintendenza). L’ultimo livello è caratterizzato da un ampio sottotetto (altezze fino a 7 metri da pavimento alla copertura); vi erano varie stanze e bagni con l’iscrizione di nomi femminili su ognuna delle porte lignee. L’intero solaio portante del piano di sottotetto è caratterizzato dall’uso di solai in calcestruzzo armato, dotati di travette ad interasse di circa 120 cm.; il piano risale agli inizi del ‘900 e, certamente, rappresenta la più antica testimonianza dell’utilizzo del ‘nuovo materiale’ nell’area interna campana. Agli altri piani vi erano solai con travi lignee, in castagno massiccio. La superficie pavimentata complessiva interna è di circa 1500 mq. Il perimetro superiore di ogni facciata è caratterizzato da archetti aggettanti (memoria della ‘difesa a tiro piombante’) con sovrapposte merlature di tipo ghibellino; agli angoli vi sono cinque torrette (tutte crollate col sisma del 1980, ora alcune in ricostruzione); le ‘torrette’, posizionate in alto e agli angoli del complesso monumentale, sono fornite di fori per la difesa con ‘tiro frontale’ e con ‘tiro di fiancheggiamento’. Su ogni facciata numerosi sono gli altri fori che richiamano la memoria di ‘arciere’, ‘archibugiere’, ‘balestriere’ e ‘cannoniere’.
(le note sul Castello sono state redatte nel maggio 2015 da Angelo Verderosa in occasione della vista del TCI – CAI; le altre notizie sono state riprese dalla sitografia web della Soprintendenza e del Comune di Valva) _
a proposito della tesi di laurea
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RIPORTIAMO IL TESTO INVIATO DAL DR. FIORENTINO A LUCIE, STUDENTESSA ERASMUS A NAPOLI; la sua tesi indaga sulla figura dell’architetto nelle zone rurali dell’Appennino italiano. E di conseguenza sul recupero della ruralità come forma del riabitare; nuovi abitanti, nuova economia. _ a.v.
Gentile Signorina Lucie,
il mio punto di osservazione rispetto alle Sue domande è quello di un imprenditore agricolo, nel caso specifico di un imprenditore nel settore della produzione del vino.
Risponderò ad alcune di esse, per questo motivo, partendo proprio dalla mia modesta esperienza personale.
La mia idea, che immagino non essere soltanto mia, è che i piccoli paesi possiedono una incredibile possibilità di offrire non solo a chi li abita, ma anche al visitatore-turista, al cliente-consumatore, lo spazio sociale e culturale che può rendere ricca ed autentica l’esperienza di vita, di fruizione dei luoghi, di acquisto/consumo dei beni prodotti in quei posti. La capacità di un territorio di tenere insieme i valori del luogo e di trasmetterne le emozioni, di promuoverne l’identità e farne comprendere la qualità, è un passaggio necessario per differenziarlo dalla tensione “industriale” e “convenzionale” all’anonimato, all’indistinto omologante, alla vita e alla produzione vissute in assenza di riferimenti valoriali e prescindendo dalle vocazioni territoriali.
Questo non significa immaginare un ritorno all’antico, non c’è da mettere una marcia all’indietro o un freno alla storia. E, soprattutto, tutto questo ha molto a che fare con la figura e con il lavoro (direi meglio: la funzione) dell’architetto. L’architetto è infatti, come Lei sa e come ricorda la radice del termine, per sua natura una figura autorevole di pensiero, di azione tecnica, di costruzione e ri-costruzione responsabile e consapevole dell’opera e dei luoghi. A suo modo è un Pontifex (costruttore di ponti), che si muove necessariamente tra passato e futuro.
Si tratta, infatti, di costruire o ricostruireanche materialmente degli spazi (socio-culturali) in ambiti rurali che accompagnino il cittadino, l’imprenditore, il visitatore, il cliente, in una esperienza di vita/produzione, visita/fruizione, conoscenza/acquisto, non anonima, non riproducibile, ma singolare, univoca, unica. Non basta misurare e incentivare la produzione, ma serve anche essere consapevoli del grado di benessere che si vive e si genera (riflettere sul Benessere Interno Lordo…).
“Bere vino ora, per molti, significa ricerca delle radici, ritornare ad un luogo dimenticato, celebrare una memoria, rinnovare una fratermità, rifare un’esperienza di comunità” (Attilio Scienza, 2014).
Vino e Architettura in Spagna
Uno stralcio del numero di ottobre 2014 di ‘TOURING’, la rivista mensile del Touring Club Italiano. Un interessante articolo dedicato ai vini di Spagna, agli itinerari e alle cantine da visitare. Cantine che diventano sempre più opere di architettura, monumenti da non perdere. Nella nostra provincia di Avellino, dove si producono ben 3 DOCG, mancano strutture ricettive ed itinerari organici e di qualità. Le cantine che hanno puntato sul ‘valore architettura’ sono poche, anzi pochissime. Riflettiamo.
di Luca Bonora | Fotografie di Massimiliano Rella _ ARTICOLO in PDF : spagna vino cantine.pdf
sfoglia l’articolo sul web : http://www.touringmagazine.it/articolo/2973/tra-i-grandi-vini-di-spagna
RECUPERA / RIABITA, restart 2014
_ COS’E’ CAIRANO 7X ? _ E’ un appuntamento visionario che si tiene in un piccolo borgo dell’Appennino meridionale. Nei giorni più lunghi dell’anno, dal 2009, convergono a Cairano (Alta Irpinia) : studiosi, poeti, contadini, musicisti, artisti, architetti da ogni parte d’Europa. Il paese riapre le proprie case e si riabita per pochi lunghi giorni. Si fondano nuove relazioni tra le persone e il paesaggio, alla ricerca di una bellezza qui, forse, più felicitante.
QUAL’E’ IL PROGRAMMA 7X 2014 ? _ Vasto, visionario, complesso; dal 7 giugno al 10 agosto : ‘Orto Comunitario’, ‘Borgo Fiorito’, ‘Recupera/Riabita’, ‘Festival dei corti’, ‘Laboratorio teatro-azione’, ‘Cantine aperte’, ‘Accoglienza diffusa’.
COS’E’ RECUPERA / RIABITA ? : SABATO 21 GIUGNO 2014 _ RECUPERA / RIABITA, restart 2014 _ Un programma itinerante, partito nel 2012 dall’Abbazia del Goleto in Irpinia col ‘Cammino di Guglielmo’. Quest’anno a Volturara (17 maggio), a Castelvetere (31 maggio) e a Cairano 7x (21 giugno). Paesaggio, Ambiente e Agricoltura per recuperare e riabitare l’immenso patrimonio rurale dell’Appennino meridionale. Una costellazione di piccoli paesi spopolati e tanta terra abbandonata : ripartire dalle risorse naturali per recuperare relazioni, paesaggi e architetture. Riabitare l’entroterra, invertire i programmi governativi : dalla bruttezza delle immense periferie metropolitane alla bellezza dei piccoli borghi. Necessitano buone idee, volontà convergenti, artisti e lavoratori di ogni tipo, relazioni tra i pochi imprenditori residenti, sgravi fiscali, trasporti pubblici efficienti (ferrovie), comunicazione e promozione attiva.
Il recupero dei BORGHI MEDIOEVALI in Irpinia
Il recupero dei BORGHI MEDIOEVALI dell’Irpinia in esposizione a PISA dal 4 al 13 aprile 2014
nell’ambito della grande mostra sullo studio PCA int.
VIDEO (4’): https://piccolipaesi.wordpress.com/2014/04/01/il-video-sui-borghi-irpini-in-mostra-a-pisa/
info e disegni : http://www.verderosa.it/convegni-e-mostre/pisa/
IL VIDEO sui BORGHI IRPINI in mostra a PISA
IL VIDEO _ I BORGHI MEDIOEVALI IRPINI in esposizione a PISA dal 4 al 13 aprile 2014 nell’ambito della grande mostra sullo studio Pica Ciamarra Associati.
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LA MOSTRA A PISA, articolo correlato. CLICCA QUI












