Archive for the ‘Varie’ Category
ITALIANI VIAGGIATORI ad AVELLINO dall’8 settembre 2014
8 settembre 2014 _ Questa mattina sono stati festeggiati ad Avellino i 120 anni del Touring Club Italiano con l’inaugurazione della Mostra itinerante “Italiani Viaggiatori”, ospitata, con il patrocinio della Provincia di Avellino, nel Complesso Monumentale ex Carcere Borbonico. All’inaugurazione sono intervenuti Giacinto Pelosi, console emerito del Tci, Angelo Verderosa, console del Tci per l’Alta Irpinia, Dario Bavaro, Direttore del Festival Cairano 7x, Gianni Marino e Camillo De Lisio, soci e viaggiatori del Tci, Daniele Germiniani, Direzione Strategie Territoriali del Tci, Giovanni Pandolfo, console regionale del Tci per la Campania. Hanno preso parte molti soci e amici del Tci, tra cui i consoli M. R. Rosaria Vaccaro, Eduardo Gori, Ernesto Serra Pierfrancesco Mastrosimone e il socio attivo Donato Cela. I trenta suggestivi scatti che ripercorrono oltre un secolo di vacanze e viaggi degli italiani, partendo da quelli in bicicletta “inventati” dal Touring, sono visitabili gratuitamente fino a venerdì 19 settembre dal lunedì al venerdì dalla 10 alle 13 con apertura pomeridiana martedì e giovedì dalle 15 alle 17. Un particolare ringraziamento al console Giacinto Pelosi che ha curato l’organizzazione e al personale del Complesso Monumentale per la cordialità e la disponibilità con cui hanno gestito questo evento del Tci. La Mostra sarà aperta fino al prossimo 19 settembre: invitate i vostri amici a visitarla. E’ l’occasione per visitare anche la stupenda struttura del Complesso Monumentale dell’ex Carcere Borbonico oggetto di un importante intervento di restauro nonché per l’interessantissimo Museo del Risorgimento che vi è ospitato. _ testo : Giovanni Pandolfo _ foto : Camillo De Lisio
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Gesualdo domani: progetto del Comune Gesualdo e dell’Istituto gesualdiano
INVITO alla tre giorni gesualdiana organizzata dal Comune di Gesualdo (AV) e dall’Istituto Italiano di Studi Gesualdiani, suo Ente culturale. La segreteria dell’Istituto è lieta di fornire tutte le spiegazioni in merito al progetto nato dalle celebrazioni istituzionali del IV centenario della morte di Carlo Gesualdo. ISTITUTO ITALIANO DI STUDI GESUALDIANI / Ente culturale del Comune di Gesualdo (AV) / Sede: Ex Convento dei Domenicani / via Antonio D’Errico, 1 _
- gesualdo domani 2014 programma
- gesualdo domani 2014 invito
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Lo Sponz Fest di Vinicio Capossela / consuntivo
LO SPONZ FEST – MI SONO SOGNATO IL TRENO – IDEATO E DIRETTO DA VINICIO CAPOSSELA
Il monumento nazionale della musica sociale Giovanna Marini, accompagnata dalla stretta collaboratrice Francesca Breschi, con un emozionante concerto al tramonto nel suggestivo scenario del casello San Tommaso di Calitri, ha chiuso il 31 agosto – tra canzoni legate alla ferrovia, canti anarchici, di lavoro, di resistenza e la commozione del pubblico – lo Sponz fest 2014 “ Mi sono sognato il treno”.
Soddisfatto Vinicio Capossela, ideatore e direttore artistico della manifestazione, che ha ringraziato le tantissime persone che hanno reso possibile la realizzazione della seconda edizione del festival mettendosi volontariamente a disposizione di un’idea di comunità.
“Il treno non c’è e probabilmente non ci sarà – ha dichiarato – quello che è importante è che in questi undici giorni abbiamo percorso questi binari, ci siamo ricordati che esistono, che sono un bene di tutti, come queste canzoni ci ricordano. Una ferrovia realizzata con sacrificio e investimento, che – come scrisse Gustino Fortunato, diede “onore all’Italia” – deve essere sentita come un bene comune, che è doveroso reclamare. Un enorme patrimonio che c’è e che è un grande spreco dare alle ortiche e al degrado. Questi giorni passati insieme spero vi facciano ricordare che la ferrovia non è cosa morta, ma è viva, a patto che noi la rendiamo viva. Trovarsi dentro a una bellissima struttura come la stazione di Conza – Andretta – Cairano, o in prossimità di questo ponte, un miracolo di ingegneria, sono cose che rinnovano lo stupore. Si ha la sensazione di essere in un territorio che ha nel vuoto la sua principale risorsa; in un mondo di agglomerati urbani di alta cementificazione e densità abitativa, il vuoto è il nostro polmone, una realtà che ci permette di respirare, di rifiatare, di immaginare.
Spero che questo festival accenda la consapevolezza che è importante coltivare questo vuoto, affinché non si trasformi in abbandono. Bisogna considerare le risorse di queste terre e cercare di impiegarle.”
Cala così il sipario sullo Sponz fest 2014, un viaggio lungo undici giorni che dall’alba del 20 agosto al tramonto del 31, con musica, arte, parole, seminari, laboratori per bambini, passeggiate ed incontri culinari, ha attraversato i paesi irpini che hanno aderito al progetto, promosso dal Comune di Calitri, con la collaborazione dei Comuni di Aquilonia, Andretta, Cairano, Conza Della Campania, Lioni, Monteverde, Morra de Sanctis, Teora. Leggi il seguito di questo post »
Comunque la pensiate, il Meeting delle Due Culture merita sempre.
Cari lettori di Piccoli Paesi, il programma allegato mi pare davvero molto bello. Dal 3 al 7 settembre 2014. Il mago fa spesso belle cose. / Ci vediamo ad ARIANO Ariano Antonio Romano
PROGRAMMA IN PDF : l2c_2014
ARCHITETTURA PER LA CAMPAGNA seminario di progettazione essenziale
ARCHITETTURA PER LA CAMPAGNA – seminario di progettazione essenziale –
è un laboratorio che si pone come obiettivo la realizzazione di progetti visionari e essenziali per ristabilire il giusto equilibrio tra l’uomo e la natura. Un seminario orizzontale, senza distinzione tra maestro e allievo: le competenze di ognuno sono condivise. Si impara insieme, si sperimenta. Il seminario si terrà dal 4 al 7 settembre nei terreni dell’azienda agricola Terranova, a Solofra (AV) Località Cerzeta. Quattro giorni per costruire strutture raccordate da una logica utile e primitiva, con risorse – paglia, legno, foglie, terra, pietre – e tecniche essenziali. Quattro giorni nei terreni di un’azienda agricola per conoscere fatica e soddisfazione della vita rurale.
ARCHITETTURA PER LA CAMPAGNA vuole essere un processo di coinvolgimento e promozione del territorio naturale e rurale che, mediante l’azione di giovani progettisti, artigiani e artisti, valorizza e riscopre le regioni colpite da un fenomeno di lento abbandono.
TUTTO ESAURITO A CAIRANO 7X _ di E. Alamaro
Completo. Tutto esaurito a Cairano da 3 al 10 agosto. Domanda di soggiorno temporaneo respinta. Per cui io non sono andato lì, sulla rupe della condizione umana d’oggi dell’Italia. Peggio per Voi, Piccoli Paesi!
Ma Cairano è venuta da me, ieri pomeriggio. Come? Ma è la modernità, ta-ttà, da almeno un secolo: attraverso le onde radio, quelle di Radio3, la stazione-radio della riflessione, dell’informazione colta & utile alla vita. Lo disse Dante (e l’affermò Ariosti): “Fatti non fummo solo per consumare ,… ma per far i Piccoli Paesi nostri…”.
Annunciano una intervista a Franco Dragone “sul minifestival di Cairano”. Cazzen, che mi son perso: tutti i draghi, dragoni e dragonetti della fiaba di Cairano d’oggi. Ci sono tutti gli ingredienti: il dopoguerra, la fame, la miseria, il viaggio dal Sud fino alla selva del Nord, a scavar nelle miniere … andiam a lavorar, trallalalà, … ma il Dragonetto-pollicino, nel lungo viaggio d’addio dal loco natio, seminò sulla via i suoi sassolini della memoria, giurando a se stesso: un giorno tornerò trionfator e diventerò un vero Dragone che, con le sue lingue di fuoco, metterà in fuga il male e la malia da Cairano.
Il Padreterno benevolo s’intenerì per tanta audacia del Pollicino irpino e lo bene-disse. Anzi disse-bene, dispose agli angeli ed arcangeli: “Suonate le tromba a distesa e così sia fatto!” E così fu.
Così è Stato: Cairano quale Stato di necessità creativa. Libero Stato della fiaba possibile, dell’eterno ritorno al luogo natio rinnovato e ritrovato. Amen.
Il mio Franco Dragoncello, novello Ulisse, ha una bella voce e io gli faccio dire tutte queste belle cose fiabesche che ho scritto. Quello vero radiofonico ha una simpatica inflessione francese. Parla un italiano fantasioso che, dice: “non ha studiato sulle fonti letterarie, sui libri, ma ha imparato dai genitori, per quanto possibile, o nella vita pratica”. Infatti il gran Dragone d’Irpinia gira tutto il mondo per il suo lavoro di coreografo global. E’ un cittadino del mondo ai massimi livelli d’Eventi. Di tutti i venti e Eventuali soffi della moda. Ma tant’é, … ma su quel cucuzzolo della montagna irpina, dai larghi orizzonti, sta la sua radice, la sua fortuna, il suo trampolino di lancio mentale per il salto audace. Per il triplo salto immortale, con doppio avvitamento e trippa piroetta, senza trucchi e senza vendetta.
Il Nostro è dotato di ironia radiofonica: disegna scenari futuribili per Cairano e per se stesso in loco. Dalle sue parole traspare una visione partecipativa di necessità. Sa che deve seminare e passare il testimone. Che lui passerà: la vita è lunga ma non eterna. Pur tuttavia, mi pare, ha pur sempre un piano B nella valigia d’emigrante cronico, per essere sempre pronto ad una ripartenza, fino al cimitero. Per sé e per i suoi cafoni: “Se questi piccoli paesi devono morire, che almeno sia una morte allegra, teatrale, con tanti invitati al seguito. Che sia un funerale molto affollato, non solitario e triste ”, dice. Penso allora al Massimo Troisi nostro della domanda fatidica: “Emigrante o viaggiatore?”. Penso alle bande musicali, al jazz, ad Armstrong, ai neri americani, a New Orleans, alla possibile New Cairans dei neri venuti oggi dall’Africa per un possibile ri-abitat …
E’ solo un attimo felice perché il Dragone mi tradisce proprio alla fine della intervista, una svista. M’inciampa sul terreno facile arato dall’Arminio regressivo, quello che fa cassa con la nostalgia irpina. Che disegna vecchi paesaggi, vecchi scenari del Sud ripiegato su se stesso. Il Nostro Dragone dice infatti che ha dentro la nostalgia, che è tutto una nostalgia, che … ogni partente non è partoriente ma porta con sé questo sentimento antico … bla, bla, bla.
Ma io non credo una sola parola di quello che dice: è solo una fragilità, una debolezza momentanea, una pigrizia radiofonica. Bisogna ritornare per costruire sempre nuovi scenari. Con nuove forze, perché quelle che furono allora cacciate non ritorneranno più. Sono morte per sempre, nuovi migranti. Arrivi e partenze, la vita è una stazione. Lo strappo è necessario, le ricuciture seguono strade fantasiose e non previste.
Essere moderni sempre, guardare avanti. Mi ritornano in mente i nostri migranti dell’800, proiettati verso le terre nove ridenti e argentine. Si dividevano in due gruppi netti: quelli che correvano verso prua e gridavano felici. “Terra, terra”! e quelli che andavano invece verso poppa, a guardare l’orizzonte perduto arminiano delle loro terre d’Origini! E Dragone sta per me sulla rupe-prua di Cairano a dire a tutti: “Terra, terra, nuovi migranti in arrivo, Riabitat, riabilitiamoci!!”Saluti serali, Eldorado
No alla “valorizzazione del territorio”
No alla “valorizzazione del territorio” _ di Lucio Graofalo
Recentemente, su vari fogli locali mi è capitato di leggere alcune prese di posizione assunte a favore del territorio e, congiuntamente, delle trivellazioni petrolifere nelle nostre zone. Suona quasi come una contraddizione terminologica.
In breve, la tesi si può riassumere nel modo seguente: lo sfruttamento di giacimenti petroliferi servirebbe (udite, udite!) a valorizzare il nostro territorio, da troppo tempo trascurato ed escluso dai processi di sviluppo economico.
Ora, al di là del merito specifico (in particolare l’idea centrale di uno “sviluppo” che ci si ostina a rilanciare e a rivendicare in un momento di profonda crisi recessiva, delineando una visione della società e dell’economia assolutamente discutibile, nella misura in cui tradisce un equivoco di fondo che confonde lo sviluppo, o la crescita economica, con il progresso, la cui accezione è di ben altra portata storica, etica e civile), mi preme abbozzare una riflessione sul senso concettuale del verbo “valorizzare”, forse fin troppo abusato, quanto distorto e frainteso.
In breve, valorizzare vuol dire creare valore. La nozione di “valore”, in termini squisitamente economici, equivale a ricchezza, dunque a denaro. Per cui valorizzare significa reperire sovvenzioni e flussi di capitali. In sostanza, vuol dire arraffare i soldi pubblici. Per distribuirli ai privati. In questo caso, ai detentori del grande capitale monopolistico (pubblico e privato), vale a dire le multinazionali petrolifere.
Qui da noi, in Irpinia, sono decenni che si “valorizza” ed ormai è rimasto ben poco da “valorizzare”. Ecco che il petrolio (il prezioso “oro nero”, in nome del quale i potenti del mondo scatenano guerre ovunque, conflitti e disastri a profusione) si tramuta in una sorta di “manna caduta dal cielo”. È ovvio che una simile occasione non è da sprecare per i voraci “pescecani” di casa nostra (o “Cosa nostra”) e tutti gli altri famelici predatori in agguato da fuori provincia.
Per tali ed altre ragioni, appena io sento qualche vecchio volpone locale parlare ancora di una presunta, o pretesa, “valorizzazione del territorio” (tradotto in pratica, equivale a: scempio ambientale, devastazione, truffa ed estorsione legalizzata, rapina su vasta scala, ladrocinio e ruberie in grande stile e via discorrendo), mi viene subito l’orticaria.
Si tratta di una sorta di insofferenza profonda, ovvero di allergia, verso ogni forma di “valorizzazione del territorio”.
MASTER CLASS col maestro Lemetre _ Cairano 7x 2014 _ Foto di Antonio Bergamino
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FESTIVAL dei CORTI TEATRALI _ Cairano 7x 2014 _ Foto di Antonio Bergamino
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CAPOSELE _ gioved’14 agosto
“Jazz&Wine all’Ombra del Campanile” / Un viaggio tra lotta razziale Spiritual & Jazz e degustazioni guidate
CAPOSELE – Torna a Caposele, giovedì 14 agosto, dalle 20,30 l’appuntamento con “Jazz&Wine all’Ombra del Campanile”. La rassegna, ideata dall’Associazione culturale “Musicalmente”, ed il patrocinio morale del Comune di Caposele, giunge alla sua seconda edizione, dopo il successo di pubblico e di critica dell’anno scorso che ha fatto diventare l’iniziativa una delle manifestazioni più attese del nostro territorio per gli appassionati di Jazz e non solo.
Anche quest’anno, la location di questa edizione è il suggestivo Parco Saure, ai piedi dell’antico Campanile da secoli sentinella delle sorgenti del Sele . Tra le antiche cantine, costruite su roccia viva, nel cui interno si può ascoltare lo scroscio dell’acqua, in un’atmosfera ed un luogo senza tempo, si concretizza il connubio indissolubile tra l’essere umano e la musica, tra la terra e la cultura, tra il buon vino ed il sano cibo.
Con l’idea di unire suoni, sapori, paesaggio e tradizioni locali, quest’anno si è pensato ad un percorso tra jazz e vino, cultura e spettacolo, in cui la condivisione di un buon bicchiere di vino si unisce alla musica, in un incontro di piaceri attraverso un sentiero sensoriale che si snoda tra una selezione del le principali etichette di cantine nazionali ed irpine a cura di esperti Sommelier (ASI) e l’eccezionale ensembles di musicisti jazz che si esibirà nella nel corso della serata. Il visitatore sarà invitato a percorrere un viaggio sensoriale, un percorso fatto di ottima musica e prodotti enogastronomici di elevata eccellenza, un connubio perfetto tra qualità e raffinatezza.

















































































