Archive for the ‘Scrittura’ Category
La Voce delle Case Chiuse
di MARCO BOZZA
Il titolo di questo articolo a qualche malizioso puo’ suonare strano, intriso di un eventuale doppio senso. Meglio sgombrare subito il campo da idee fasulle, poiché non vi è nessun contatto con il lupanare della perdizione sigillato dalla Legge Merlin nel settembre del 1958. Se proprio di perdizione si deve parlare, allora facciamo riferimento a quella di casa nostra. L’immagine principale di Calitri che nel tempo ha fatto un po’il giro del mondo attraverso libri, cartoline, servizi televisivi e supporti mediatici vari, è quella ritratta dalla chiesetta di S. Lucia. Di giorno come di notte, agli occhi rimbalza una sorta di presepe con una serie di case affastellate l’una sull’altra le quali animano un sentimento di corposa gratitudine e di stupore temporaneo in chi si sofferma a guardare. Peccato soltanto però che il presepe a cui si fa riferimento si sia andato svuotando, e non c’è traccia nemmeno più della paglia nella mangiatoia. Ho ben vivo il ricordo del centro storico quando pulsava di gente, quando ogni portale era il biglietto da visita di una famiglia. Lo ricordo grazie a mio nonno che ero solito accompagnare con “l’ape” durante la vendita e la distribuzione di bibite nei luoghi più angusti ma anche altamente misteriosi di cui la Calitri di un tempo che fu, godeva a pieno.
Vecchioni, una ragazza e gli operai della Irisbus
Vecchioni, una ragazza e gli operai della Irisbus / Quando la crisi arriva a ferragosto _di Paolo Saggese
In questa insolita estate, più insolita delle tante insolite, cui siamo stati abituati in questi ultimi anni, persino le notti di mezza estate o di fine estate assumono immagini, che non hanno nulla del sogno o della quiete tipica dei cieli d’agosto. L’aria spira lieve, dà sollievo all’afa, ma non si respira aria di pace, di riposo, di stasi irreale che dominano mente e cuori. La “sera del dì di festa” di leopardiana memoria ha oggi poco di poetico.
E così può succedere – come è accaduto a Lioni il 17 agosto – che il concerto di Roberto Vecchioni perda all’improvviso i crismi tipici di uno spettacolo culmine dell’estate e diventi luogo di discussione, forum aperto a tutti, quasi lancinante, di una crisi planetaria che evoca povertà e disperazione.
in Irpinia _ di ANGELO SICILIANO
IN IRPINIA LE FABBRICHE CHIUDONO, LA DISOCCUPAZIONE CRESCE, UNA VIABILITÀ PROBLEMATICA, I PICCOLI COMUNI NON CE LA FANNO PIÙ… / Il convegno di Cairano 7x, del 29 luglio 2011, nell’ambito de “I giorni di San Leone”, ha fatto il punto su una situazione drammatica: la politica e gli operatori culturali s’interrogano, si lanciano idee ma non bastano, non più soldi a pioggia ma i progetti latitano / / / La verde Irpinia… E ci si domanda: “Ma è sempre verde?”. E la risposta potrebbe essere: “Sì, ma ormai non è più il verde speranza!”. E ciò, purtroppo, accade in questa provincia, proprio ora, in piena globalizzazione, col panorama nazionale e quello internazionale assai compromessi e angustiati finanziariamente ed economicamente. E le speculazioni di nuovo la fanno da padrone. Non eravamo usciti dalla grave crisi del 2008 e ora ce n’è un’altra. L’Irpinia ha da sempre paesaggi straordinari di colline con paesi arroccati, ruderi che ispirano tante storie e cunti del passato, tante montagne boscose. E poi fiumi e laghi: essa disseta da sempre la Puglia! Offre la sua salubrità ambientale, il silenzio ristoratore a chi è capace di staccare la spina dalle attività di routine, ambienti urbani postmoderni, frutto spesso della riedificazione disordinata nei post terremoti, tanti agritur, le sue cattedrali restaurate e nuovi musei.
Quando l’antimeridionalismo diviene banale
Aldo Cazzullo / Quando l’antimeridionalismo diviene banale _ di Paolo Saggese
Ci sono pochi libri per i quali ho rimpianto i soldi che ho speso. Questo rimpianto è stato cocente dopo la lettura di “L’Italia de Noantri. Come siamo diventati tutti meridionali” (Mondadori, 2009) , un libro di Aldo Cazzullo a tratti banale, a tratti ingiusto, a tratti discutibile, che non ha un filo logico rigoroso, e che è intriso di un generico moralismo, incapace di andare oltre l’ovvio e i luoghi comuni.
Lo dico con dispiacere, perché rispetto il giornalista Aldo Cazzullo, e perché credevo fosse capace di andare oltre stereotipi e semplificazioni.
i segreti della natura _ di Marco Bozza
I segreti della natura _ di Marco Bozza / In un tardo pomeriggio agostano, mentre il sole nasconde la sua faccia dietro la montagna infiammando di un colore rosso intenso il cielo che lo sovrasta, mi trovo a raccontare la beatitudine della natura capace di incantare i sensi e ristorare le coscienze. Un incisivo ma breve tocco di campana proveniente dal campanile la cui cima sovrasta il monte, da impulso allo scorrere della mia penna. Dopo un cammino lungo vicoletti tenebrosi, solcati da ciottolame anonimo segnato dalle fatiche del clima e dai passi battenti, arrivo leggermente trafelato in cima alla rupe di Cairano.
OMAGGIO DI LUCIA MARCHITTO
da un commento di LUCIA MARCHITTO. Dedico al paese della fotografia più sopra riportata (Calitri) un estratto di un mio racconto:
“Ciò che mi accoglie è il vento.
Di questo grigiore non avevo memoria.
Come se gli anni fossero caduti sulla pietra.
Una cataratta calata sulla collina.
E le finestre da sempre occhi vigili sulla valle paiono annacquati come quelli dei vecchi.
Bisogna togliere il velo opaco per trovare la lucentezza della luce e la forza dell’ombra.
Bisogna salire, seguire il percorso della pietra, fino al suo ventre.
Entrare nelle case scavate nel tufo dove le botti sono piene di vino, un vino rosso, corposo, talmente denso che lascia un alone viola nel bicchiere,
nella goccia caduta sulla tovaglia.
Nella grotta la volta è piena di bubboni di pietra incastrati nel tufo, d’estate quando si entra il freddo scivola sulla schiena in un brivido che raffredda i pensieri cosicché puoi sederti sul treppiedi grezzo dove i colpi dell’ascia non sono stati levigati, e stare fermo.
Soltanto stare.
Soltanto sentire il vino.
Soltanto sentire l’odore del tufo.”
In bocca al lupo per il vostro progetto e per il nuovo blog.
Altrove potrei morire
di Emanuela Sica
Ti prego, non lasciarmi, raccogli quello che resta di me in questa sera di luna senza lucciole.
Ho l’anima ferita eppure riesco ancora a vedere nel riflesso dei tuoi occhi pietrosi la voglia di tenermi stretta, di farmi rimanere.
Piccolo paese mio, parli come un padre afflito davanti alla disperazione di una figlia che vuole perdersi nelle sacche oscure della notte.
L’evasione potrebbe essere la soluzione, ma a che prezzo. Come in un simulacro di cartapesta la pelle attira il battito del cuore che rifiuta di arrendersi, che vuole resistere all’inedia del presente.
Una falena vola all’impazzata e si uccide cercando di rimanere quanto più vicina possibile alla luce, labilissima ma fondente, di un piccolo fuoco di stoppie. Potrebbe essere il mio destino e la paura mi assale repentina, mi arde la gola. Dalle pietre risale un sospiro che nessuno può sentire. Impercettibile eppure intenso, fa tremare ogni cosa. Come una spina velenosa punge l’anima. Leggi il seguito di questo post »




