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ALFONSO NANNARIELLO presenta ROSSO INVERSO

lacedonia - foto a.verderosa

A CALITRI, Domenica 15 gennaio, alle ore 10:30, nella sala ex ECA (Piazzale Giolitti) sarà presentato il nuovo libro di antropologia narrativa, Rosso inverso (Ed. Librìa), di Alfonso Nannariello.  Alla manifestazione, che sarà moderata dal poeta e giornalista Peppino Iuliano, parteciperanno, tra gli altri, il critico letterario Paolo Saggese e l’analista dei problemi sociali Michele Di Maio.

A proposito della produzione letteraria di Alfonso Nannariello, Paolo Saggese ha tra l’altro osservato: Un poeta estremamente discreto, scrittore raffinato e profondo, che, come ha osservato acutamente Alessandro Di Napoli, proprio per il suo carattere ritroso e umile è probabilmente meno noto di quanto meriti, e forse meno apprezzato di quanto meriti, è Alfonso Nannariello, poeta di Calitri, appartenente a quella “linea religiosa” della poesia irpina, che annovera altri illustri rappresentanti, oltre a Pasquale Martiniello, che tra l’altro ha scritto poesie sul sentimento religioso di grande e notevole significato. Oltre alle raccolte e ai volumi già editi di scrittura d’arte (“Le nozze della notte”, 1993; “A devozione”, 1995; “Via concezione”, 2003), si segnalano “Calitri. Una poesia di Ungaretti da ritrovare” (Delta 3, Grottaminarda, 2006), e da ultimo sempre per i tipi di Silvio Sallicandro “Dal fondo dei ritratti. L’opera di Luigi Rainone (1968-1975)”.

Un libro poetico è anche “Via Concezione”, in cui Alfonso racconta della vita a Calitri della sua famiglia e del suo paese, e dell’Irpinia, così presentato da Antonella Cilento: “Penso al libro di Alfonso come alla mano del terremoto che taglia i tubi delle case sotto le fondamenta e che lascia fuori le ossa dei ricordi, i dettagli che in tempi di pace nessuno avrebbe notato, le infinite polveri della memoria. Penso a questo libro con affetto perché non lo si dimentica facilmente. Anche le ferite più silenziose e lontane, quando rimarginano, lasciano un segno. E non è poco”.

In questo libro, vi è tutto un mondo, quello d’Irpinia, rappresentato con un tale senso di nostalgia, di dolore, di passione, di amore, per quella civiltà al tramonto, in bianco e nero, per quelle figure scomparse e poetiche, per quegli esseri semplici che eravamo tutti noi. E così possiamo sapere cosa fosse Pasqua o Natale, il Carnevale o i Morti, oppure una liturgia e un incontro e la vita di tutti i giorni. Noi andiamo a caccia di fantasmi, magari nelle poesie di Vinicio Capossela, ma ancora più anima hanno qui, in queste pagine di Alfonso, che con gli occhi increduli del poeta sa veramente cogliere nel mondo quella poesia che noi ci vediamo scivolare dalle spalle, presi come siamo dal non senso della vita.

Alfonso Nannariello, perciò, è un poeta meridiano, nel senso vero del termine, quel poeta che ha fatto proprio il pensiero di Camus o di Cassano e che esalta del mondo ciò che è dimenticato e recupera del mondo ciò che sarebbe di conforto a chi non si occupa di sopravvivere, ma di vivere con l’intensità di tutti i pori. Eccone un esempio: “Qualche giorno prima del matrimonio nella casa di mia madre si esposero con cura i panni della dote, per farli apprezzare. Poi si compilò l’Elenco nominativo del corredo che fu letto, accettato e sottofirmato dagli sposi in presenza di tutti gli invitati. […] Anche quando non si chiamava nessuno a testimone, ciò che si era stabilito a voce si fermava sulla carta”.

Anche questa civiltà, paradossalmente, può parlare a tutti noi.

Una Risposta

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  1. in bocca al lupo, alfonso….

    paolo battista

    18 gennaio 2012 at 13:55


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