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i segreti della natura _ di Marco Bozza

I segreti della natura _ di Marco Bozza  /   In un tardo pomeriggio agostano, mentre il sole nasconde la sua faccia dietro la montagna infiammando di un colore rosso intenso il cielo che lo sovrasta, mi trovo a raccontare la beatitudine della natura capace di incantare i sensi e ristorare le coscienze.  Un incisivo ma breve tocco di campana proveniente dal campanile la cui cima sovrasta il monte, da impulso allo scorrere della mia penna. Dopo un cammino lungo vicoletti tenebrosi, solcati da ciottolame anonimo segnato dalle fatiche del clima e dai passi battenti, arrivo leggermente trafelato in cima alla rupe di Cairano.

Gli ultimi metri sono caratterizzati da un piccolo sentiero su cui si concentra sabbia a pagliericcio giallastro, alla sinistra del quale, in un piccolo recinto, viene custodita un’antica torretta su cui è impressa la targa contenente l’acronimo dell’ente irrigatore. Guardandomi intorno, resto a bocca aperta. L’inespressione bloccata dalla maestosità di un paesaggio sconfinato, trova conforto nella penna che senza sosta raccoglie le mie impressioni scivolando serafica sul foglio come uno sciatore esperto si lascia andare sulle piste da sci più ripide. Immerso in un’osmosi con la natura, avverto la carezza di una leggera brezza che sfiora il mio viso e i miei capelli. Il tramonto, con i suoi colori sempre più infuocati,  infiamma l’immensa valle, su cui poggiano decine e decine di ettari di terreno, imbionditi dalle sterpaglie residue alla mietitura. I campi sembrano tutti uguali, se non vi fosse tra gli stessi una vegetazione particolare caratterizzata da una composizione di alberi dalle forme più strane: da piccoli gruppetti ad alberelli tristi e solitati sparsi qua e là simili a funghetti nati dopo una pioggia intensa. Intanto, la superficie acquatica della diga di Conza, riflette gli ultimi raggi di sole, mentre i paesi limitrofi, come per magia, grazie all’impulso si accendono della loro luce artificiale al pari di piccoli presepi nella notte di Natale, in attesa che il sole ceda definitivamente il posto alla luna pronta ad abbracciare i sogni della notte che sta per arrivare. L’odore della terra è davvero forte, il sentimento agreste che trasuda dai campi è intenso, crudo, vivo, sincero. L’Irpinia: terra di colori, di nobili valori e di sane intenzioni. Ciò che veramente lascia ammutoliti è il silenzio incantato della natura, la cui flebile voce è animata dallo scuotimento delle foglie degli alberi da parte di un venticello armonioso, e dal ronzio degli insetti che circondano senza sosta il loro spazio etereo. Il grillo inizia a cantare, da dietro una siepe densa e fitta, piccole lucciole con il loro scintillio fanno capolinea, il che significa che a breve sarà buio pesto ed  è ora di prendere la strada del ritorno. Quest’ultima è accompagnata fino al centro del paese da una luna piena nel mezzo di un cielo terso contaminato di stelle, la quale segna il momentaneo distacco da un meraviglioso rapporto con la natura, che come sempre regala emozioni indescrivibili ed in cambio chiede soltanto di essere rispettata nella forma e nella sostanza.     (vedi anche http://marcobozza.blogspot.com/)

 

Written by A_ve

17 agosto 2011 a 14:27

Pubblicato su Scrittura, Varie